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8 giorni di lacrime e sudore, di risate e abbracci. Carezze, massaggi, il contatto fisico che imparo ad amare senza sentirmi sbagliata o di troppo.
Nuovi sprannomi, bestemmie in altre lingue, poi quegli sguardi, anzi quello sguardo che mi ha trafutto il cuore.
Ricordarmi come se fosse passato un mese quel primo bacio dopo tutta la serata passata a pensare che forse stavi solo giocando.
Io non potevo crederci. E gli sguardi di nascosto, i baci spezzati dai rumori, le battutine che capivamo solo noi, poi quello starci addosso l'una all'altra, il tuo avvinghiarti a me proprio nel momento più intenso, i gemiti, il collo pronto ad essere divorato, le tue unghie nella schiena, il corpo rigido e vibrante.
Poi hai frantumato il mio cuore senza pietà. Te ne sei andata tu, ma sono rimasti gli amici, quelli veri. Quelli stranieri, che a volte per capirsi ci volevano due ore, soprattutto quando eravamo tutti troppo ubriachi per fare discorsi sensati. Poi sono rimasti gli sguardi distanti mentre tu.
Beh, ho pensato che sarebbe stato splendido mandarti a cagare, ma non l'ho mai fatto.
E lo spettacolo, amarvi uno per uno per avermi dimostrato quello che sapevate fare. Ringraziate me ma in realtà sono io che ringrazio voi tutti, singolarmente uno per uno.
Essere sollevati e portati in aria.
Amarvi tutti uno per uno. Lacrima dopo lacrima.
Ora so che quello che abbiamo costruito insieme non è solo uno spettacolo finale. E' una vita intera.
Un intero concerto a ballare. Aspettare due canzoni. Morderti il collo perchè non avevi capito che ti stavo parlando e mi schiacci la faccia contro il tuo viso. I denti agiscono da soli, ma questo morso non cambia di certo niente. E' un qualcosa in più, perchè le piastrine sanno parlare da sole. E alla fine del concerto mi dici "Ti sei resa conto di avermi morso il collo?" e io ti rispondo "Si, certo".
E stringerti la mano quando fanno le nostre canzoni, saltarle, cantarle, ballarle.
Mi è bastato questo ieri sera, è stato splendido così.
E poi, come si sono spente le luci, sentire quel vuoto dentro che torna furioso, che mi prende in mezzo al freddo di ieri, che mi fa sentire sola fra mille.
Che mi fa perdere la voglia di.
I passi in salita, e poi quelli in discesa, sapere che uno dopo l'altro, i cattivi pensieri sarebbero tornati tutti senza via di scampo. Perchè lo sapevo che si sarebbe risvegliato, prima o poi. Ed è meglio che lo faccia quando sono sola, quando il massimo che posso fare è distruggere me. Quando il massimo che posso fare è tornare ad essere quello che pretendevo di non essere più.
Così distante da non avere lacrime. Così lontana da non fermare l'impulso di aprirsi le braccia in due. Ricaderci. Rivolerlo. Desiderarlo così forte da cercarlo furiosamente per tutta la casa. Senza trovarlo.
Volerci ricadere apposta.
Aprirsi le braccia in due per non avere più movimenti, per non poter più perdere nulla. Se non posso afferrare nulla, non posso perdere nulla.
E non parlo solo di.
Non è noia. E' furia cieca. E' la fame del Mostro.
Il tuo bacio che nel sogno arriva inaspettato e dolce. La sensazione che mi resta addosso è quella di un "è successo veramente". La sensazione che resta sulle labbra è una perdita costante.
Ti va di darmi una musica triste su cui io possa dondolarmi per ore? Sento solo che il cuore vorrebbe fermarsi per sempre, smettere di provare e sentire e cercare e volere. Tutto quanto fa male.
E infine la tua voce al risveglio. Perchè non te ne vai?
Eccoci di nuovo. Ciao, piacere, come stai, come non stai, io non lo so perchè mi sto perdendo di nuovo, mi sono lasciata lontana anni luce da qui e solo alcune canzoni mi fanno sentire a casa tanto che oggi dovrei ma non lo farò e poi soprattutto mi offri una birra, l'ennesima e non mi frega più niente di niente.
Parlo da sola, penso da sola, bevo da sola. E' così che doveva andare a finire?
Barcellona spinge lontana nei ricordi, spinge lontana e mi trascina via nel nulla dell'avrei dovuto essere prima così. Alla fine mi riduco all'ultimo a chiedermi dove ho sbagliato anni fa, dove sono stata io per tutto il tempo.
Ora la domanda si ripropone al presente. Dove sono io, ora?
Permesso?
lasciatemi passare adesso, adesso
scusate
ma ora devo proprio andare via, via
è tardi devo scappare
no.. non è una fuga
no.. non è una fuga
sto tornando, sto tornando
sto tornando a casa
la stada l'avevo quasi dimenticata
cancellata.. cancellata
fogli di carta impronte digitali
mi riportano indietro acellerando, acellerando
il cuore vorrebbe fermarsi
nascondersi ancora
qui sotto le coltri
per non sentire questo disfarsi
can you read my soul?