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Volevo guardarti scappare lontano, correre via così, esattamente com'eri venuta. Dal nulla.
Thom Yorke si lamenta dritto nelle mie orecchie. Appoggia le tue labbra di santo sul mio lobo, per favore. Appoggia la tua lingua dorata fra i miei capelli. Hai le mani come gesù, sempre se gesù le avesse avute, intendo. Non sono più capace di scrivere per me. Tengo una biro fra le dita per ore, pensando a cosa potrebbe accadermi se solo l'inchiostro cominciasse a posarsi sulla carta bianca. Potrebbe sporcarmi ancora di più, penso. Potrebbe far uscire fuori la verità, tutta la verità, solo e soltanto la verità.
Io voglio una nuova canzone, un nuovo lamento su cui piangere come una stupida teen-ager senza più voglia di.
Voglio solo che sia cucita su misura per me, parola dopo parola. Potrebbe diventare il mio primo tatuaggio, potrei usare ago e filo da sola, per chiudere gli spifferi.
Potrei.
Baciami con i tuoi occhi da umano.
Mi aspetto di cedere e rialzarmi. Cedere e ricostruirmi. In fondo, è questo che sto imparando a fare. Andare in frantumi e ricominciare. Poi di nuovo, di nuovo, di nuovo, di nuovo di nuovo per mille volte ancora.
Mi aspetto di strappare via il mio viso senza soffrire. In fondo lo so anche io che è solo una maschera. Sono tornata ad essere un iceberg, senza convincermene però. Questo fa più male.
Le risate dei bambini mi feriscono, state zitti e lasciate cantare solo lui. Lasciatemi stare.
Ora lo sai, vero?
Credo che tu l'abbia scoperto tempo fa, ma forse non te ne ricordi più. Meglio così, non riuscirei a sostenere certi sguardi patetici e pieni di pietà. Non voglio pietà.
La mia vita è andata avanti a tentoni, scivolando spesso. Non è ancora facile. Non sarà mai una passeggiata.
Ma è andata avanti perchè volevo che andasse avanti. Gli incubi ci sono ancora, certe sensazioni non si dimenticano facilmente.
Se lo sai, e spero che non sia così, mi dispiace. Avrei preferito non dirtelo, non fartelo sapere mai mai mai mai mai mai. Se lo sai, e spero che non sia così, dimmelo. Non voglio che resti tutto nel silenzio in cui mi sono rinchiusa.
O forse voglio che sia così ancora per un pò, finchè non realizzerò completamente che la colpa non è mia. Che non potevo fare niente per evitare di perdermi.
Perdermi completamente.
Ed è così che torna un pò di pace. Un pò di respiro.
Qualche soddisfzione arriva, anche se sembra un miraggio lontano. Dopo settimane di dolore forse posso tornare a vivere. Forse posso tornare a sentirmi un pò meglio.
Ma la tachicardia, il respiro affaticato, la paranoia rimangono. Rimangono dentro di me. Lainascondo, per ora. Forse è meglio così, per ora.
E così una mattina passata con qualcuno che non conosci ma che ha il tuo stesso sangue, si trasforma in una via di fuga dalla sensazione di pesantezza nel petto. Fare una cosa semplice, come pescare, con una persona che dovrei chiamare "padre", mi rilassa e mi diverte.
Come una bambina.
Sono drogata della tua assenza.
Dov'è stato più semplice colpirmi, tu l'hai fatto. Quand'è stato facile ferirmi, non ci hai pensato due volte.
Eppure sono drogata della tua assenza. Meno ce n'è, più io ne voglio. Più ce n'è, più ne vorrei.
Poi questo ha anche a che vedere con te, quello che sei, la tua voce e via dicendo. Una voce.
Sono drogata di quello che non c'è mai stato e che mai ci sarà. Io mi convinco così, e tu? Fino a che punto puoi arrivare?
Dottore, non riesco a trattenere le lacrime. Così me ne vado per vergogna.
Non è colpa sua, sono io che non riesco a restare con i piedi per terra e dirmi che posso aggiustare tutto. Dei pensieri cattivi, non gliene ho parlato. Di quei pensieri che sono tornati, non lo sa nessuno.
Dottore, voglio aggiustare le cose. Voglio tirarmi su.
Ma di piangere davanti a lei, o a qualunque altro essere umano, non mi riesce proprio. Quindi trattengo e me ne vado. Mi alzo così, me ne vado. Scappo.
E' l'unica cosa che so fare per bene.