Feelings are goners.
Come a dire se spalanco le gambe e sposto la testa di lato sarò un essere migliore per qualche secondo. Come a dire che sarebbe solo carne su carne e niente di più e poi io non ci ricaverei niente perchè la mia natura non è questa, non è assolutamente questa quindi è inutile fingere che sia la cosa migliore da fare.
Come a dire che fingere serve a qualcosa.
E a volte me lo chiedo quanto debbano essere davvero lontane due persone per sentirsi lontane, perchè c'è una grande differenza fra essere e sentire di essere.
Me le chiedo da sola certe cose, non penso di poter essere in grado di chiedere di più dagli altri così chiedo di più a me stessa. Ed in mezzo alla nebbia ho voglia di spegnere le luci e andare e se deve accadere che accada. E allora mi chiedo com'è che si muore esattamente, cosa succede dopo l'impatto contro qualcosa, il mio corpo si separa in due? Oppure vengo lanciata via verso qualche posto talmente buio da non poter essere trovata? E il sangue da dov'è che comincia ad uscire? Forse prende l'iniziativa da solo perchè si rende conto che è arrivato il momento di far vedere quanto posso essere rossa dentro, per dimostrare che in realtà ero davvero viva e ormai è andato tutto perso.
E sono questi i pensieri che mi circolano nella testa mentre cerco di non farmi ipnotizzare dalla nebbia fitta che mi nasconde e mi fa sembrare solo due fari piccoli ed inutili che potrebbero scomparire e riapparire improvvisamente come un fantasma. Come mio padre nei sogni che appare e mi fissa svegliandomi di botto, inaspettatamente paralizzata nel letto. Nessun respiro. Un fantasma come nei sogni, mentre mio padre mi fa piangere perchè penso che sia morto e oddio è morto è morto lo devo chiamare per sapere se è davvero morto o se sono io che l'ho immaginato ma niente, non mi muovo proprio. Sono paralizzata e non respiro più.
Fino al prossimo risveglio.
Io mi sono pentita, lo giuro. Mi pento per tutto quello che non ho fatto.
Tu mi rinfacci i miei errori e io vorrei squarciarmi il petto e dirti che questo cuore si pente di tutto il male che ha fatto, di tutto quello che ha evitato di fare per paura e per troppa protezione. Penso anche che dovresti morire mentre mi squarcio il petto, perchè io vomiterei anche le cose più luride che non ti ho mai detto. Io mi sono pentita, te lo sto giurando, ma come faccio a dirtele queste cose se poi piango e tu neanche mi guardi in faccia? Come faccio a liberarmi la coscienza se ho troppo peso dentro da buttare fuori?
Io non lo posso reggere, ma mi sono pentita, te lo sto giurando scrivendolo. La cosa che più rimpiango è di aver buttato via anni della mia vita alla ricerca di niente, solo distruggendomi. Mi pento di non esserci riuscita e non riesco ad essere felice di aver passato indenne quella notte di qualche ottobre fa. Non riesco a voler vivere. Ma mi pento, lo giuro, la sofferenza sarebbe stata la metà della metà visti gli ultimi anni.
E lo giuro, lo giuro che se tornassi indietro cercherei di stare meglio e anche se morissi non importerebbe, perchè almeno ci avrei provato veramente a farmi sentire carne della tua carne.
Mi sveglio con il cuore a pezzi, nuovamente. Stringo una mano sul petto ma non si ferma, cazzo, io muoio qua. Mi spengo qua dopo essermi risvegliata. E allora si che sarebbe una fine orribile perchè mi piacerebbe morire nel sonno senza accorgermene. Perchè interrompere qualcosa quando può essere un unico non-movimento continuativo?
Il minimo rumore mi fa saltare, sento un peso allo stomaco e il cibo non riesce neanche ad entrare nel mio corpo.
E poi mi ricordo. Improvvisamente torna tutto in mente per filo e per segno, di nuovo. Improvvisamente mi ricordo.
E poi muoio.
Ho bisogno di starti un pò lontana ora. La voglio sentire la distanza, voglio che mi schiacci e che mi dia delle risposte. Voglio renderla tangibile, stringerla fra le dita perchè così potrò pormi le giuste domande. Così potrò guardarti allontanarti.
O forse sarò io a spostarmi qualche passo indietro per prendere bene le misure prima del salto.
Ho bisogno di stare un pò con me ora, di amarmi un pò. Di volermi un pò.
Macchina fotografica in spalla, mi voglio ricordare così. Ho bisogno di starti un pò lontana, finchè non tornerai.
Il cibo mi divora lentamente, giorno dopo giorno si mangia un pezzetto di me. Ha cominciato con la mia autostima corrodendola fino ad arrivare alle mie percezioni per trasformarle in paranoie. Ha preso la sicurezza e l'ha sminuzzata fino a renderla polvere da soffiare via.
"Sono l'eco di una donna che svanisce"
Il suono arriva da lontano ed è come se il mio cuore fosse manipolato parola dopo parola, battito dopo battito.
Cos'ho dentro che sento mutare nei sogni, che sento strisciare nell'incavo della mia bocca invisibile?
Non sento piacere e non sento dolore.
Mi viene semplicemente da dire che non è fastidio quello che sento quando mi accorgo che è autunno, che i giorni passano e mi diverto ad indovinare quanta nebbia ci sarà di sera, o quanto dovrò aspettare per fumare una sigaretta al freddo. Che in fondo sono le migliori, quelle che si fumano con il respiro finalmente visibile dopo mesi di annullamento.
Quella nuvoletta meno densa del fumo che lo accompagna come un compagno di giochi, che ci gira intorno e lo rende più cattivo, più salato. Mi sento bene anche se i sogni sono sempre quelli che sono, anche se mi sento più vuota di prima per la distanza che vorrei distruggere con un colpo infastidito di mano.
E tu ora dove sei? Lo sai che la tua voce davvero non mi basta più? Non mi basta neanche per svegliarmi bene perchè vorrei qualcosa di più consistente, di più fisico. E non basta mai.
Neanche il Tempo.
Mi piace l'idea del vuoto intorno, qualcosa che creo e voglio io. E' un pò come in quei film dove le persone sono immerse nella china, quel nero così profondo da sembrare irreale. Si sentono sole e sono sole nel loro vuoto intorno.
Mi piace camminare per strada e rendermi conto che con la musica ho creato il vuoto intorno. Non ci sono rumori se non quelli degli strumenti, le persone mi chiamano da lontano ma io non le sento perchè sono sola e non ho paura di qualcuno che mi possa fare del male. In fondo, se non sento rumori strani il male non esiste e il mio cuore non batte così forte da farmi cedere le gambe. Lo capisci quello che sto dicendo, sir?
Lo capisci che questo mio viaggio nella notte sarà fatto di vuoto intorno, sir?
Chissà perchè mi viene in mente il Natale. Appena sveglia, apro gli occhi cercando di respirare e mi viene in mente il Natale. Ma oggi non è Natale e non lo sarà neanche a Natale.
E ci sono tutte quelle sensazioni che pensavo di aver perso da piccola, con mio fratello che mi dice "Babbo Natale non esiste" e mio padre che gli dà ragione distruggendo le mie certezze. Ho pianto per tutta la notte per poi odiare mio fratello e mio padre per giorni, anni. Chissà poi perchè quando una persona sa qualcosa che tu non sai te la deve spiattellare in faccia come se fosse l'unica verità assoluta ed indissolubile. Chissà poi perchè non posso restare nelle mie convinzioni finchè non sono io a crescere e cominciare a capire che mia madre ci raggiungeva dopo a messa perchè doveva sistemare i regali sotto l'albero e non perchè doveva mettere il latte per Babbo Natale, che sennò lui poi è troppo stanco e allora bisogna mettere un bicchiere di latte e una fetta di panettone che al mattino era puntualmente morsicata e c'era anche l'acqua per le renne e questo me lo ricordo. Erano renne beneducate perchè non lasciavano peli in giro, non mangiavano il nostro albero di natale e non facevano la cacca in giro e io tornavo a casa dalla messa e trovavo i regali e ogni anno pensavo "E' stato puntuale" e poi quell'anno mio fratello si avvicina al letto e mi dice "Babbo Natale non esiste e neanche la Befana" e io ripenso a quando mio nonno aveva trovato una scarpa della Befana nel cortile con la neve e io avevo pensato che era troppo distratta, troppo distratta per non poterla amare nonostante la sua bruttezza.
E allora non esistevano. E non esisteva neanche l'amore della mia famiglia, quello di mio padre per mia madre. E allora non esistevano neanche le poche litigate che io e mio fratello guardavamo ridendo. E non esistevano neanche i compleanni a casa delle amichette con i giochi per i bambini, e allora non esisteva neanche il compleanno e la torta di frutta, il primo bacio e la prima sigaretta, le prima carezze oscene, la prima volta il primo taglio il primo amore la prima canna i primi capelli corti i primi capelli lunghi il sesso solo per stare vicine che tanto ci siamo solo fatte male le risate alcoliche e quelle sobrie abbracciare la mia migliore amica dopo che Moltheni ci ha strette forte le lacrime rannicchiata in un angolo il pugno al muro il mio cuore a pezzi l'amore così forte da accartocciare la distanza svegliarmi al mattino e ricordare tutto questo sentendo una stretta al petto che mi fa solo venire voglia di chiudere le finestre sul mondo e tornare a dormire.
Succede tutto in fretta. Qualcosa che cambierà la mia vita mi passa sotto al naso e quasi lo ignoro. E' che non ci credo che potrò vedermi diversa. E' che quasi non ci credo, che le cose cambieranno.
Poi la freddezza fa spazio alla voglia di una sigaretta, e dopo qualche tiro abbraccio mia madre che è al settimo cielo. Vorrei essere felice come lei.
Più tardi mi sentirò talmente gioiosa da non farci caso a quella sigaretta buttata a metà.
E poi due passi fra case possibili, stanze ideali, mobili assurdi. E' una bella giornata perchè le buone notizie portano benessere. E' una bella giornata perchè fantasico su come sarò e come non sarò.
E' una bella giornata perchè sento la tua preoccupazione che mi fa restare di sasso. So che non approvi, ma avrò bisogno di te in qualche modo, avrò bisogno di te.
Ora voglio solo lo spazio necessario per i progetti realizzabili e la consapevolezza di poter cambiare qualcosa di me, qualcosa che fino a poco tempo fa mi avrebbe uccisa.
Non mi vengono le parole, lo giuro. Non so cosa dire perchè c'è troppo da dire. Desideri schiacciati e buttati da qualche parte che ora urlano e non lasciano la mia testa.
Cosa sono diventata? Ma la domanda per me è cosa sono stata. Niente. Niente per anni e anni di dolore, niente ora che cerco di uscirne. E' come dire che sono stata qualcun'altro e che ora quel qualcun'altro ha capito che deve lasciare il posto a me.
Ma una me non ci doveva più essere. E se l'avessi fatto apposta? E se avessi saputo tutto quello che stavo facendo?
E se avessi solo cercato di sopravvivere sapendo che non ce l'avrei fatta, altrimenti?