Feelings are goners.
Oggi posso anche sentirle, delle nuove prospettive. Ma non le vedo. Mi perdo da qualche parte, come facevo un pò di tempo fa. E non li voglio i miei piedi attaccati al terreno.
La noia ha preso il sopravvento di nuovo. Credo di avere l'umore più instabile mai registrato. Mi guardo con disprezzo.Vorrei andarmene per qualche giorno, lontano. Solo per ricordarmi com'era camminare in strade che non conosco con persone che mi fanno sorridere con poco.
Sono solo un pò persa, tutto qua. Non so bene dove.
I racconti su Praga mi hanno suggestionata a tal punto da farmi andare laggiù con la mia immaginazione?
Passammo l'estate
su una spiaggia solitaria
e ci arrivava l'eco di un cinema all'aperto
e sulla sabbia un caldo tropicale
dal mare.
E nel pomeriggio
quando il sole ci nutriva
di tanto in tanto un grido copriva le distanze
e l'aria delle cose diventava
irreale.
Mare mare mare voglio annegare
portami lontano a naufragare
via via via da queste sponde
portami lontano sulle onde.
A wonderful summer
on a solitary beach
against the sea
"le grand hotel Sea-Gull Magique"
mentre lontano un minatore bruno
tornava.
Mare mare mare voglio annegare
portami lontano a naufragare
via via via da queste sponde
portami lontano sulle onde.
Un natale inaspettato, più di un mese dopo. Una macchina fotografica digitale, un barattolo di Nutella. Addirittura delle macine.
La giornata più bella da un pò di tempo a questa parte. Davvero, davvero. E grazie per non aver ceduto, anima infranta. Grazie davvero.
Ho il fiato sul collo. Non voglio andare a lavorare in comune. Nè in una merdosa ditta dove viene contestato il mio piercing. Fa parte di me, e non lo toglierei mai, per nulla al mondo.
Io voglio essere libera. Un lavoro tranquillo, senza troppe responsabilità. Non in comune. Non in ditte private. Vaffanculo, io a questo prezzo non ci sto. Io avevo dei grandi sogni, delle grandi speranze per me, che ho buttato via. Ma non è mai troppo tardi.
Domani dovrò parlare a forza. Ma non voglio. Non voglio non voglio. Una bambina capricciosa che batte i piedi solo perchè qualcosa non le va.
Mi rendo conto che sono felice di non avere mio padre in casa, niente assenza ripetute. Solo un prolungato non esserci da 21 anni. Un fottuto problema che ha coinvolto tutto il resto. Vaffanculo, è colpa tua.
O forse solo mia.
Non sono infelice ora, è solo che a volte sono triste. E vorrei solo bere, anche se mi sono imposta l'astinenza.
Raggiungo dei picchi di vita seguiti subito dopo da un profondo baratro. Ho deciso che parlerò solo di alcune cose, d'ora in poi. Quello che non potrai capire se ne andrà a farsi fottere. Con te?
Beh, l'ossessione non mi è cara. La neve può anche girare la testa di lato, ma io non mi smuovo. Cazzo, non mi smuovo.
I "Non voglio che Clara" sono grandiosi.
Fammi perdere. Rendimi di nuovo qualcosa di inutile.
Voglio solo cose belle per me. Il resto lo lascio agli altri, che se ne cibino e le distruggano, come fanno con me. Fammi perdere. Fammi trovare quei piccoli oggetti che amo toccare.
Le mie dita dentro. Un miraggio assurdo. Spegnile queste lacrime, cazzo. Spegnile, che sei più forte di una notte agitata, o di una sensazione di forte nostalgia. Vorrei che questa polvere non fosse la mia e che si alzasse per nascondersi dietro qualche onda.
La mia mente torna al limite.
Un sogno lungo una notte intera. E al mio risveglio il vuoto più completo.
Quel desiderio che ho di te e che non si è spento nonostante siano passati ormai due anni. Quella voglia di chiudere i conti e di dirti tutto quello che ho da dirti guardandoti in faccia.
Scoppio a piangere ogni dieci minuti da questa mattina. Scoppio a piangere e mi sento come due anni fa, quando la vita mi sembrava inutile e tu eri un miraggio lontano. Voglio restare fuori dal mondo oggi. Fuori da ogni cosa per non farmi male.
Avevi i capelli lunghi ed eri uguale a come ti ricordavo. Mi portavi nella tua casa e parlavamo e io sapevo di sbagliare. Perchè ti volevo, perchè era sbagliato. Avevi le mani piccole, ma bellissime. Come sei tu, del resto.
Sei ancora lì, dove dovevi essere. Dove sei sempre stata.
Scoppio a piangere. Ancora, ancora. Le lacrime non si sono esaurite. Vaffanculo.
Cara tu,
Ti immagino mentre dormi sepolta dalle tue coperte. Quante notti avrei voluto stringerti solo per poterti rassicurare. Mia madre si lava le mani e io mi distraggo senza troppi pensieri. Ti capita mai di perderti nel vuoto completo e poi renderti conto di aver rivissuto una certa situazione, ma solo nella tua mente? Ecco, a me capita di continuo. Anche ora, ed ora ed ora. Mi perdo in quella volta in cui, al parco, abbiamo cominciato a fare a palle di neve, e ridevamo senza un perchè. Ci si sono avvicinati due ragazzi, ricordi? Ma noi volevamo solo giocare a palle di neve e abbiamo continuato ignorandoli.
E ti ricordi dell'acqua fresca? Quella che sembrava di sorgente, tanto era ghiacciata. Invece era la fontana ad essere fredda.
In questa fredda città cerco sempre degli spiragli di natura, per sentirti più vicina. Cerchiamo di non perdere anche quel poco di ragione che ci è rimasta.
Io.
Cara tu,
quanto imbarazzo nel sapermi assolutamente senza via d'uscita! Credevo una cosa ed invece era un'altra.
Da piccola mangiavo la neve. Quando nevicava e i miei genitori mi portavano a giocare mangiavo la neve. Anche se era sporca, non mi importava. Io mangiavo la neve e mi sentivo meglio. Quando sapevo appena usare le mie mani mangiavo la neve. E sapeva di ferro. Di pulito. Di bianco. Sapeva di catrame e di libertà. Ora mi vergogno anche solo a ricordarlo.
I batteri della mia infanzia non mi hanno mai uccisa. Perchè dovrebbero farlo quelli della mia "maturità"?
Con affetto,
Io.
Cara Tu,
a quanto pare il tempo passa e sento la tua mancanza. Ultimamente penso spesso a quanto i rumori di tutti i giorni mi provochino una sorta di fastidio.
Sono una specie di animale che si è chiuso da solo in gabbia. Fra una sigaretta e l'altra vorrei sentire del vero affetto, del vero calore. Ma è più facile apparire, che essere.
Con le scuse per questo breve sproloquio, ti saluto con un abbraccio forte e sincero.
Io.
Parliamone. Parliamone davvero, perchè l'ho trovato sensazionale.
Rachele che sale sul palco ed il mio cuore comincia a battere e non capisco più niente e me la scoperei lì, davanti a tutti. Perversamente. Poi Francesco che intona la prima canzone e io impazzisco e comincio a cantare le parole che conosco. Bene o male le sapevo tutte, le canzoni. Bene o male è stato un concerto stupendo.
Canzoni che per me hanno un significato particolare, canzoni che mi hanno lasciata a bocca aperta per l'intensità emotiva. E le ragazzine idiote che urlavano e spingevano. Non eravamo ad un concerto dei blu, cazzo.
Alla fine qualche stronzo ha cominciato a saltare e spingere, spingere per fare male. E fuck. Sono dovuta scappare perchè l'aria ha cominciato a mancarmi e non respiravo più.
"Nessuno è blu, nessuno più. Non c'è la cura"
E cazzo, Rachele bellissima ed inarrivabile, con quella faccia da stronza, quella faccia da troia che mi faceva girare la testa mentre cantava e suonava. Cazzo Rachele, cazzo, volevo sfiorarti la mano ma tu eri troppo distante per poter sembrare umana.