E così, nevica di nuovo.
Mi sembra tutto così vuoto da non accorgermi neanche dei fiocchi che rimangono incastrati fra i capelli. (Sono gioielli, dicevi.)
La neve ha ingoiato la mia voce.
Ti vedo continuamente. Ti vedo dappertutto, in tutti i posti in cui sei stata e in quelli in cui non hai mai neanche messo piede.
Ieri notte eri sul marciapiede davanti a casa mia, mi stavi aspettando. Stavo per andare a sbattere contro il garage. Sono saltata fuori dalla macchina ma tu non c'eri più. Eppure eri lì, avevi i capelli sciolti, io ti ho vista. Avevi i capelli sciolti.
Tu mi stavi aspettando.
Ti ritrovo nei sogni, ogni notte. Ogni. Notte. Io. Ti. Sogno.
E sempre mi baci, sempre giochi con me come una bambina. Questa notte prendevi il gelato che stavo mangiando e te lo mettevi in faccia. "Ora mangia me" dicevi ridendo.
Poi ho spostato le coperte e ti sei sdraiata accanto a me e non ci potevo credere. Ero stupita e innamorata. Mi hai tenuto fra le braccia parlando di tutto. Io ero felice.
Io sto aspettando te. Sono ovunque, dappertutto. Io sto aspettando te con le mani pronte a stringere le tue.
E in tutto questo, mi è difficile riprendere la veglia, ogni giorno di più.
Io non ricordavo quanto le cose belle potessero ferire gli occhi. Non riuscivo a ricordare quanto una voce profonda potesse torturarmi dentro il ventre.
E al posto di questi occhi ora non rimane nulla.
Impegnarmi in altre cose, cercare di non pensare.
E al posto di queste labbra ora c'è una lunga cicatrice. Non sento neanche i sapori.
Oggi ho mangiato in tre minuti. Ho finto di masticare, ho finto di apprezzare. Poi mi sono seduta per terra aspettando il caffè. Avrei voluto avere una sigaretta fra le dita in quel momento per lasciar riempire di fumo la scatola cranica.
E la notte il sonno non torna, mi lascia lì con gli occhi spalancati a pensare. Pensare a cosa? Dire cosa? Mi torturo, mi contorco sotto le lenzuola dal dolore. La notte il sonno non torna, e sono costretta a guardarli tutti negli occhi, i miei demoni personali. Soprattuto quello dell'abbandono.
Soprattutto quello del vuoto.
"Not easy to state the change you made.
If I am alive now, then I was dead."
- Sylvia Plath -
Le parti del mio corpo che tu amavi e baciavi di più bruciano. Stanno letteralmente bruciando per l'assenza, tentano di carbonizzare la distanza.
Brucia il posto dell'Orchidea, dove il morso che mi hai dato è rimasto per giorni. Bruciano le spalle, che accarezzavi con la bocca. Le mani friggono. Le dita sono bollenti.
La schiena è la fonte di calore maggiore.
Questo è un inverno in cui la mia pelle si ribella alle leggi della natura e chiama te, bruciando.
Bruciando come mai mi è successo.
Ayer te besé en los labios.
Te besé en los labios. Densos,
rojos. Fue un beso tan corto
que duró más que un relámpago,
que un milagro, más.
El Tiempo
después de dártelo
no lo quise para nada
ya, para nada
lo había querido antes.
Se empezó, se acabó en él.
Hoy estoy besando un beso;
estoy solo con mis labios.
Los pongo
no en tu boca, no, ya no
-¿adónde se me ha escapado?-
Los pongo
en el beso que te di
ayer, en las bocas juntas
del beso que se besaron.
Y dura este beso más
que el silencio, que la luz.
Porque ya no es una carne
ni una boca lo que beso,
que se escapa, que me huye.
No.
Te estoy besando más lejos.
- Pedro Salinas -
Joel e Clementine si ritrovano a Montauk.
Io ti aspetto qui, oggi e questa sera. Nel mio cuore a Montauk.
- Ricorda: gli zuccherini, il fudge, Noi. -
Io non ce la faccio. Sprofondo in un sonno lungo una vita e non riesco ad uscirne. La testa è pesante ma vuota, le mani non saranno mai più le stesse.
Le spalle non hanno più forza, lentamente io mi addormento.
Io non ce la faccio, Amore mio. Ho bisogno di te.
Sono giorni che sono in ginocchio a pregarti come se fossi la Dea della mia divinazione. Ti prego, dico. Ti prego rimani. Il tuo veleno non è più pericoloso del mio, che sta rendendo la pelle sottile e trasparente.
Sto scomparendo. Me ne sono resa conto ieri sera. Mi guardavo le braccia e mi sono resa conto le che le vene erano più scure del solito.
Le avresti disegnate con la lingua, se solo fossi stata con me.
Se solo tu volessi restare con me.
Forse stai dormendo in questo momento. Così mi avvicino e ti guardo. Annuso tutti gli odori del viso. Gli occhi che sanno di eyeliner, le labbra al profumo di vaniglia. Il naso sa di quel gesto per farmi vedere la gobbina inesistente, la frangia sa delle dita che l'hanno sistemata e delle parole che si sono lamentate per la sua lunghezza.
Tutte le promesse che non abbiamo saputo mantenere, come "Basta, questa volta la faccio crescere" oppure "Mi insegni a truccarmi?". Te lo chiedevo perchè sapevo che tu l'avresti fatto bene.
Forse stai dormendo, e allora butto giù qualcosa e ti raggiungo a Montauk. Ti raggiungo lì, dove la casa non è ancora crollata e possiamo inventarci un futuro, che gli addii non mi sono mai piaciuti.
Io ti raggiungo.
Buongiorno Mostri. Questi sono i miei occhi, ve li sto donando. Al loro posto cucirò due bottoni del mio colore preferito, belli e grandi.
Prendeteli, io non so più cosa farmene. Io non voglio vedere mai più niente.
Solo questa assenza mi guiderà verso la strada giusta e non è importante che io veda.
Due bottoni grandi. Senza fine, come le tue mani.
Senza fine,
tu trascini la nostra vita,
senza un attimo di respiro
per sognare,
per potere ricordare
quel che abbiamo già vissuto.
Senza fine,
tu sei un attimo senza fine,
non hai ieri e non hai domani
tutto è ormai
nelle tue mani, mani grandi
mani senza fine.
Non m'importa della luna,
non m'importa delle stelle.
Tu per me sei luna e stelle,
tu per me... sei sole e cielo,
tu per me sei tutto quanto,
tutto quanto... voglio avere.
Non m'importa della luna,
non m'importa delle stelle.
Tu per me sei luna e stelle,
tu per me sei... sole e cielo,
tu per me sei tutto quanto,
tutto quanto voglio avere.
Senza fine.
Non sento più le braccia. Le mani cadono deboli, immobili. Non riesco neanche a fumare, quel gesto che mi guardavi fare prima che io passassi lentamente la lingua sulla cartina.
Di occhi come i tuoi, non ne ho mai visti. Non li potrò baciare mai più.
Le gambe, quelle che accarezzavi prima che si avvolgessero ai tuoi fianchi, mi reggono appena. Se ne stanno lì, inutili pezzi di carne vuota e fredda. Anche le ossa sono improvvisamente scomparse.
Ti ho aspettata questa mattina parlando da sola. Parlavo con te. Mi avranno presa per matta, una folle che fuma aspettando qualcosa. Chissà se la gente che passava ti aveva vista, magari anche solo di sfuggita, nei giorni passati.
Parlo da sola anche ora, dentro di me. Se solo sapessi quante cose mi dici, quante parole che non lasci più in pasto al silenzio. Se solo sapessi quanto il vuoto abbia cominciato a mangiarmi ferocemente da dentro, come facevi tu nei momenti in cui non riuscivamo più a controllare la passione.
Ho urlato "Ti Amo". L'ho urlato mentre piangevo. L'hai sentito? Ti ha accarezzato anche solo di sfuggita i sogni?
Ho urlato l'ultimo "Ti Amo" della storia. L'ultimo che il mio cuore poteva salvare.
(Kimi o ai shiteru.)
Spengo l'ennesima sigaretta. La guardo morire dall'alto della mia umanità.
"Muori", penso. "Spegniti". La spengo sul mio cuore. La rigiro bene fino a formare un cratere, una bruciatura netta e precisa. La conto insieme alle altre. L'ennesima perdita oggi. L'ennesimo tuo preferire il dolore a me.
Cos'ho io, di così perdibile? Di così non indispensabile? E' così facile vivere senza di me?
La cosa che più mi fa rabbia è che conosco la risposta ad ognuna di questa domande. Ingoio le lacrime, Ametista. Le butto giù, sono stanca di piangere.
Odio questo periodo dell'anno quasi quanto odio l'estate. L'unica cosa che mi piace è il freddo pungente.
Ametista, ti vorrei qua. Sto scavando una buca nel mio cuore, tutti questi piccoli crateri sono dove nasconderò ogni cosa. Nasconderò le Orchidee. Nasconderò i desideri, le voglie, i sogni ad occhi aperti. Anche ieri notte ho sognato ad occhi aperti, instancabile di giocare a questo gioco al massacro ho immaginato i tuoi baci.
Ho immaginato le chiacchere al buio mentre mi addormento, le risposte che diventano sempre più dilatate nel tempo e la tua risata il giorno dopo mentre me lo racconti.
Io questo sono. Io ti chiedo.
Ma tu, non vorrai.
Sono le tue mani a mancarmi sopra ogni cosa. Mi parlavi attraverso loro: il dorso liscio, il palmo morbido, le dita sottili.
Le baciavo per baciare te, le mordevo per giocare.
Forse le parole non sempre servono. Forse non sei tu l'incapace, forse sono io ad aver dimenticato com'è non riuscire a parlare.
Mi arrendo al silenzio. Mi arrendo all'assenza, ma non al non averti.
E' che io non riesco a sentire reale tutto questo. E' che io ho bisogno di averti.
Mi arrendo al silenzio, ma non so ancora fingere che non mi importi.
Sono i tuoi occhi a parlarmi mentre ti sogno. La bocca resta muta in attesa di baciarmi.
Io ricordo di quando, su quella panchina, mi stringevi la mano e mi baciavi i capelli. Piangevo.
Io lì ti amavo già follemente.
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
- Alda Merini -