Il ritorno che si sbriciola giorno dopo giorno. Ora ho solo le lacrime del dopo.
Chissà come vanno le cose là, chissà come sta Barcellona intera. Quando cominciava ad entrarmi dentro, ormai erano passati due mesi ed era ora di tornare.
Che poi le cose migliori finiscono sempre così, improvvisamente.
E ora ho abbastanza energia e tristezza da poter cambiare le cose.
E mi dispiace per non essere stata coerente tutte le volte in cui avrei dovuto esserlo.
Le sorprese migliori sono quelle che non andrebbero mai aperte e consumate. Andrebbero lasciate nella loro scatole infiocchettate. La curiosità scompare prima o poi, come la memorira.
La mia Casa a Km da qui.
Ps: Bon dia, adeu, molt ben, que te vaya bien, no sè como puedo decir esto, La Pedrera, no ablo muy bien castillano, ohi que lindooooo!, il porto la sera da soli, c'è sempre gente in giro, quanto odio gli italiani, perchè non sei qua?, sai penso che la nostra amicizia sia a puttane e poi ritrovarti improvvisamente, hola guapa!, El Raval, il caffè Marsiglia, la estrella che scende limpida e fresca, i pachistani che vendono la birra per strada, se vuoi del fumo basta che vai lì, sai posso essere cambiata, dobbiamo andarcene, la barceloneta, il pescado, siamo sulla stessa barca.
Io sono a casa, qua.
Il ritorno.
Vola via ogni pensiero, sono immersa totalmente in.
Sto bene, ora.
I baci e gli abbracci, gli ultimi italiani. Stringere persone, frasi sussurrate, quella sigaretta che sembra così buona perchè è l'ultima della notte con voi tutti. Buona perchè goduta fino all'ultimo tiro.
Vi amo tutti e anche di più mentre scivolo via a fari accesi. Parcheggio la macchina, la guardo mentre penso a quanto starò bene anche senza di lei. Senza di voi.
Messaggi e telefonate, "stammi bene eh, fai buon viaggio e goditela questa vacanza!" "Ma non è una vacanza", dico, "è un'esperienza formativa e blablabla" sono solo parole, perchè mi sento vuota e agitata.
Mi succede sempre, sempre. "Scusami, ma sto crollando, buon viaggio e scrivimi tanto". Sarà fatto, e chissà se al ritorno... se.
Chissà come sarò al ritorno. Chissà come sarà il ritorno.
Per ora c'è solo la partenza, quell'andare lontano che apre tante porte, tante paure. Ma lasciarsi sotterrare no, perchè così si perde il gusto.
Quindi vado, parto e poi chissà se.
Questa mattina il risveglio mi ha portato un'immagine formata da parole. Pensieri, mani, orchidea. Li ho intrecciati assieme nei primi 10 secondi di veglia, per poi perderli inesorabilmente.
Spariti così, se ne sono andati tendendosi per mano l'un l'altro.
Forse mi hanno anche salutata baciandomi delicatamente la fronte, non lo so, io li ho persi. Ora sto solo cercando di ritrovarli, ma tutto ciò che ho sono cloni che saltellano qua e là pretendendo di essere qualcosa che non saranno mai, per niente simili all'originale.
I miei ricordi sono quasi blu. Blu come triste, o blu come vorreiperderminellanotte. Ad occhi chiusi, verso il nulla.
La notte non è nera, è blu scuro con accenni di carezze bianche, quando si mettono a fuoco le cose.
Mi fa quasi paura scriverlo, di te e di me. Mi fa quasi paura perchè semplicemente a volte mi capita di ripensare a quando, nel buio blu, ci baciavamo lentamente, come se quel momento potesse davvero durare in eterno.
Ma l'eterno finiva quando il colore cominciava a diventare azzurro, e poi la luce del giorno ci svegliava immerse in sbadigli lunghi che cacciavano i pensieri notturni. O i baci.
Ricordo una Roma blu, sedute una accanto all'altra a guardare il colosseo illuminato, la tua testa sulla mia spalla, a proteggerci solo noi due.
Però ho davvero quasi paura di scriverli questi ricordi blu. A volte vorrei che nulla li sostituisse, che nulla li mettesse da parte. Ho paura di perderli.
Blunotte.
Nei miei viaggi ho sempre cercato di divertirmi il più possibile per assorbire tutto quello che normalmente, fra le mura di casa, non potevo di certo trovare.
Così ho trovato tre giorni splendidi, come se fossero stati chiusi in una scatola, sepolti sotto collane di perle e vecchia bigiotteria. Tre giorni di risate pulite e sincere.
Niente paranoie, niente di niente.
Finalmente me stessa.
Non sento senso di colpa.
Sento solo una gran fame, una fame che non c'è.
Io farò quello che è meglio per me.
Quanto ti leggo a volte ho come la sensazione di vederti correre fra alberi in bianco e nero.
Il tuo sorriso è colorato, però, labbra rosse e denti bianchi. Non parlerò dei tuoi occhi.
Forse non mi sono data abbastanza occasioni per arrivare a scavare una piccola grotta sulle tue mani, però ti porto con me. Sempre.
Io in questo momento mi sparerei, per quanto mi fa male sentire quello che ho dentro.
Un buco, un vuoto incredibile.
Non mi piace dover aver bisogno di qualcuno, come non mi piace dover avere bisogno di mangiare, o di dormire.
Non sopporto questa mancanza che sento, questa voglia di essere considerata per come sono, per quella che sono. Però il desiderio c'è, quel desiderio di essere guardata in certo modo, di avere mani calde sulle mie anche solo per un tocco fugace. Io ho paura di dovere aver bisogno di qualcuno.
Non ho mai provato i primi appuntamenti, quella sensazione di smarrimento per il primo bacio rubato, per gli sguardi insistenti o imbarazzati. Non ho mai sentito quel silenzio che intercorre fra l'ultima parola e il balbettio di quelle del dopo.
A me queste cose mancano, e vorrei solo provarle per una volta. Una volta sola.
Nonostante tutto.
Sai cosa ti dico? Mi infastidisce il tuo cambiare continuamente idea, il tuo modo di agire pensando solo di ferire me, per farmi esporre.
Ma io non mi espongo. Posso dirti quello che penso davvero, si. Però non c'è niente da esporre.
Non più.
Forse sono poco umile nel pensare questo, lo so benissimo. Ma le macchine si schiantano lo stesso le une contro le altre, le persone continuano a buttarsi dai balconi per disperazione e io neanche me ne accorgo.
Che poi non è che non mi espongo solo con te. Non lo faccio con nessuno, perchè fa male, fa così male farlo.
L'ultima volta che mi è successo piangevo come una bambina per aver detto troppa verità, e il problema era che io avevo detto la verità, finalmente.
Basta menzogne, basta.
Le sue mani erano come seta, ho sempre odiato il calore dei suoi abbracci perchè sapevo che mi sarebbero mancati troppo. Mi mancano, in effetti.
Forse va bene così, forse devo solo scoprirne di nuovi, di diversi.
Ma quel calore, il profumo di pulito, quello non lo voglio dimenticare.
Mai.
Non ho voglia di vedere come piangono le lenzuola del mio letto. Hanno troppa assenza dentro, e nonostante io stringa ogni notte qualcuno (perchè di qualcuno si tratta, non di qualcosa) loro piangono.
Io chiudo gli occhi e preferisco dormire, perchè fa male fermarsi a pensare quanto io rifiuti il contatto ora.
Perchè mi chiedo sempre come sarebbe meglio agire, cosa sarebbe meglio fare, e nel frattempo non riesco a non sentirmi così svogliata nel doverlo fare.
Ma questo non ha senso ora. Non ha proprio senso.
Un battito più forte degli altri.
E così ho saputo quando me ne andrò in Spagna, quando la mia vita riceverà quel brivido che di solito sentono solo quelli che vanno via in erasmus o quelli che hanno il coraggio di cambiare tutto per non accontentarsi.
Poi magari si accontentano anche lì, in Spagna, però oh, si accontentano in Spagna.
Così so quando partirò e tornerò, ma quello che c'è in mezzo, quello che c'è fra l'8 marzo 2008 e il 2 maggio 2008 è un'incognita enorme, un punto interrogativo grosso come una cattedrale ancora in costruzione.
Oggi non mi viene da scrivere, e in realtà è un pò che non riesco a farlo. Ho delle idee, si, però si perdono man mano che ne penso delle altre e non mi viene da prendere il mio fedele moleskine e buttare giù tutto per tirarne fuori qualcosa di buono.
Così parto eh, tutti che dicono "E' figo, grande, dai che bello, ma cosa ci vai a fare?" e io che spiego dall'inizio ogni volta, "Ho vinto questa cosa che blablablablablabla", ma la sapete la verità? No? Meglio così, non sono di certo io quella che può spiegarvela.
Era estate ora è inverno.
E' che il tempo passa così in fretta che sento di non poterlo mai catturare davvero. Passerà anche questo inverno e sarà primavera in terra straniera.
La testa gira come se fossi ubriaca, ma forse il mio corpo ha deciso di darmi la via giusta che io ovviamente non seguirò ancora per molto.
Era estate ora è inverno, e questa frase così semplice può riempirmi il petto di una pesante malinconia gravida di ricordi mischiati fra di loro, mentre i Sigur Ròs suonano piano piano piano
e io
scompaio
fra una nota e l'altra
e io
non sono più niente
io in questo mondo
senza me.
Nevica a dirotto, ancora.
La sensazione più bella da parecchio tempo. Grazie, neve
- Smettere di mangiare quando sono sazia.
- Ultimare la mia perdita di peso.
- Iscrivermi in piscina e prepararmi fisicamente e psicologicamente per la partenza.
- Crescere.
- Imparare lo spagnolo.
- Smetterla di sentirmi così inadeguata.
- Eliminare totalmente il passato dalla mia vita.
- Non lasciarsi cadere.
- Andare a vedere un bel concertone da sola.
- Pensare ad altri buoni propositi che puntualmente verranno ignorati.